Via d ’uscita
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. Commedia eccentrica ideata e diretta dalla regista Olga Melnik
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. Interpreti: Samuele Batistoni, Matteo Facenna e Valentina Schiavi, Larthia Galli Nannini, Fabio Deriu, Irene Meucci
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. Luci: stefano montefalchi
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. Lo spettacolo:
. Nato da un ’idea della regista russa olga melnik, questo spettacolo vuole rivolgersi ad un pubblico internazionale usando tanti linguaggi teatrali, pantomima, musical, teatro di figura. Ha viaggiato in italia e nel mondo arricchendosi sempre di nuove idee e sfumature, sempre pronto a rinnovarsi e a conquistare il pubblico con la sua originalità e freschezza.
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. Si apre il sipario ed il pubblico viene immediatamente catapultato sulla scena: uno spazio chiuso, claustrofobico, con tre personaggi legati ed incappucciati. Un italiano, un francese ed una russa, apparentemente stereotipi della propria nazionalità riusciranno, nel corso dello spettacolo, a superare i pregiudizi, conoscersi meglio e a capirsi. Fra equivoci e luoghi comuni creano una pacifica convivenza basata sempre su equilibri precari. Tutti e tre si attraggono e si respingono guidati ora dalla fame e dalla stanchezza, ora dall ’innamoramento e dalla conseguente gelosia. Tutti e tre pur imprigionati nella vita, trovano la loro prima “via d ’uscita” in una dimensione onirica che ci parla del loro passato, dei loro desideri, dei loro sogni più proibiti.
. Incombe su loro “un ’oscura presenza” che inaspettatamente irrompe nel loro “gioco” costringendoli a trovare nuovi accordi non perdendo di vista l ’obiettivo comune di liberarsi.
. Alla fine i loro sforzi atti a trovare una via d’uscita produrranno una trasformazione inattesa.
. Il gioco attoriale si basa prevalentemente sull ’improvvisazione e sul linguaggio non verbale (ballo, ritmo, canzone, pantomima ecc. ).
. Lo spettacolo è ironico e leggero ma assolutamente mai banale e scontato. Ricco di comicità data dalla situazione e dai numerosi fraintendimenti linguistici, uno spettacolo che non è altro che la metafora della vita: viviamo sentendoci rinchiusi in un mondo che ci sembra troppo piccolo, cerchiamo invano una via di fuga, e solo una volta arrivati sulla soglia dell’uscita abbiamo il coraggio di voltarci indietro e di guardare.
. Solo in questo modo ci rendiamo conto che i nostri “compagni di cella”, apparentemente così differenti da noi per lingua, cultura e sogni, ci assomigliano più di quanto non avremmo mai creduto.