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Olimpiadi di Pechino, disertare: perchè?

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Perché si chiede allo sport di sostituire la politica?
Perché non si chiede agli industriali di disertare la Cina?

Queste le domande del presidente del C.O.N.I. Gianni Petrucci in risposta alla richiesta del ministro Meloni di disertare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi per sottolineare la mancanza del rispetto dei diritti umani da parte della Cina, paese ospitante dei giochi olimpici.

Le Olimpiadi godono di un impatto mediatico molto forte, vasto, e chiunque in tale contesto abbia la possibilità di dire la sua ha la concreta opportunità di farlo sapere al mondo intero.
Tutti i paesi hanno i loro problemi, Cina compresa.
Negli ultimi tempi, proprio in vista delle Olimpiadi, si è molto parlato a proposito delle violazioni dei diritti umani della Cina, in particolare sull’oppressione che esercita nel Tibet.

Vi rimando alle due domande in apertura di questo articolo, domande a mio parere legittime.
Perchè si aspettano le Olimpiadi per manifestare il proprio punto di vista nei confronti di un paese?
Perchè, soprattutto i politici, non lo esprimono quotidianamente nel loro modo di operare con la Cina?
Se contrari a tale paese, perchè non adottano una politica diversa anche per quanto riguarda il commercio?
Quando di tratta di combinare affari, stranamente ci si dimentica di essere puritani, per poi manifestare determinate opinioni quando capitano eventi di grande impatto mediatico.

Se parte della politica vive anche di pubblicità, non è un problema né dei cittadini, né degli atleti.
Che senso ha partecipare alla Olimpiadi in Cina e poi disertare questa o quella cerimonia?
O si partecipa, e lo si fa correttamente, o si lascia stare di partecipare.
Personalmente non ho trovato mosse azzeccate quelle di disertare le Olimpiadi, come è avvenuto in passato in alcune occasioni da parte di paesi come U.S.A. ed ex U.R.S.S.
Mi sembrano dispetti di politicanti che esercitano in modo maldestro il proprio potere.

Se si desidera dissentire da un modo di fare di un determinato paese, perchè poi si entra in commercio con tale paese?
Perchè ricordarsi dei diritti umani solo quando ci sono eventi mediatici di grande impatto?
Un evento mediatico di grande impatto, non è assolutamente detto che produca un risultato altrettanto ampio manifestando il proprio dissenso, specie se il proprio dissenso verso determinate problematiche risulta, nei fatti, essere solo di facciata.
Ovvero: ti contesto pubblicamente, ma quotidianamente faccio affari con te.
Nel quotidiano quando combiniamo affari non mi permetto di giudicare le violazioni che eserciti sui diritti umani, ma lo faccio quando ci sono eventi di grande impatto mediatico.

Anche quando viene applicato nei confronti di un paese l’embargo, che è una delle misure più drastiche da adottare, lo si applica quando con questo paese non ci sono evidenti scambi commerciali, od almeno quando questi scambi possono contemporaneamente essere effettuati anche con altri paesi.

Esercitare pressioni su di un governo, a qualunque paese esso appartenga, affinché rispetti in modo adeguato i diritti umani, è una operazione da svolgersi quotidianamente, con una corretta politica di mediazione che sia in grado di non essere inquinata da interessi commerciali, una corretta politica che non gode certo di impatto mediatico come quello delle Olimpiadi e della cassa di risonanza cui godono.
Spesso i migliori risultati politici sono scaturiti da operazioni che non godono di pubblicità, di reverbero, se non quando i risultati sono lampanti sotto gli occhi di tutti, vale a dire dopo duro lavoro.

Mettere a disagio gli atleti di un paese affinché assumano determinate posizioni ideologiche, non è accettabile.
Chiunque vive in un paese democratico, è certo contrario alla violazione dei diritti umani, ma non può essere una manifestazione sportiva, seppur di grande rilevanza come le Olimpiadi, a cambiare il corso della storia.
Se la politica non segue nei fatti le proprie parole, non serve a nulla.

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Written by Claudio

agosto 6th, 2008 at 1:28 pm

Posted in Attualità

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